In tutta onestà le partite di questa Elite Eight non entreranno nella storia per la loro bellezza e solo la sfida Florida-Texas Tech ha portato grosse emozioni per il modo in cui si è materializzato il risultato ma non hanno comunque deluso i tifosi per il pathos prima e durante le sfide.
#1 Florida – #3 Texas Tech: 84-79
Con 3’52” da giocare e 9 punti di vantaggio e i Red Raiders sembravano avere il controllo della gara grazie alla fisicità dei lunghi JT Toppin e Darrion Williams che alla fine combineranno per 43 punti e stavano realizzando con continuità grazie ad attacchi in isolamento schiena a canestro su un lato del campo, azioni che Florida, senza aiuti dal lato debole, non riusciva a contenere.
E mentre i tifosi di TTU stavano adocchiando i biglietti per San Antonio, Walter Clayton Jr dimostra perchè è un All-America realizzando 8 dei suoi 30 punti finali, inframmezzati da 2 fondamentali triple consecutive di Thomas Haugh, creando quel piccolo vantaggio che poi verrà controllato fino alla fine.
La gara era iniziata con un 6-7 da 3pti che aveva illuso TTU ma poi i ragazzi di coach Grant McCasland sono tornati su percentuali abituali anche se più che il 37% finale dall’arco devono rimpiangere il 7-13 ai liberi e le 27 volte che hanno mandato in lunetta gli avversari a fronte di una sostanziale parità di falli commessi (18 contro 16). Poi è vero che se i Gators di quei liberi non ne avessero sbagliato solo 2 staremmo parlando di un’altra partita, ma tant’è.
Per Todd Golden, l’allenatore di Florida, giocare la partita di Elite Eight al Chase Center di San Francisco è stato quasi come giocarla in casa visto che è il campo dei San Francisco Dons che lui ha allenato per 3 anni. Alle Final Four i suoi Gators dovranno però limitare gli errori stupidi che hanno caratterizzato soprattutto l’inizio dei 2 tempi e hanno concesso agli avversari 22 punti da palla persa e 23 da second chance.
#1 Duke -#2 Alabama: 85-65
Il risultato finale punisce eccessivamente i Crimson Tides che comunque non sono sostanzialmente mai stati veramente in partita dal momento che i Blue Devils hanno preso un vantaggio di 8 punti già dopo 3′ e da quel momento non si sono più voltati indietro andando alla loro 18^ Final Four.
Che Cooper Flagg sia un talento è indubbio ma se viene marcato da un giocatore come Grant Nelson che ha i suoi centimetri e la sua agilità, la questione gli si è complica come dimostra la stoppata in faccia che gli ha rifilato durante un tentativo di schiacciata per cui ha finito con “solo” 16 punti tirando 6-16.
Con 21 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 3 rubate il miglior giocatore in campo è stato un altro freshman di Duke, Kon Knueppel, una guardia tiratrice dall’indubbio talento passato inosservato in quanto tutti gli occhi erano puntati su Flagg ma in stagione segna 14,4ppg tirando col 40% da 3pti e col 91% ai liberi e se rimarrà un altro anno sarà lui quello da guardare.
Con un attacco che si ferma a 65 punti, il secondo minor score della stagione dopo i 64 segnati a Gennaio nella sconfitta con Ole Miss, tra i Crimson Tide vanno in doppia cifra solo Labaron Philon con 16 punti oltre a Nelson e Chris Youngblood con 10.
Questa partita mette in dubbio il vero valore di Mark Sears che dopo i 34 punti segnati a BYU nella vittoria di 25, ne realizza solo 6 tirando 2-12 (1-5 da 3pti) e mettendo a referto 6 assist e 5 perse.
#1Houston-#2Tennessee 65-50
Molti hanno dato merito alla difesa di Houston, una delle più ostiche da affrontare della nazione, per i soli 15 punti segnati nel primo tempo dall’attacco di Tennessee ma in questo caso è più stato demerito dei tiratori dei Volunteers che hanno preso tanti tiri, soprattutto da 3pti, liberi e con spazio ma semplicemente li hanno sbagliati.
I Cougars sono stati bravi a non regalare nulla ed a gestire il vantaggio accumulato nel primo tempo anche se il punteggio finale lascerebbe intendere una superiorità schiacciante che in realtà non c’è stata grazie alla disastrosa prestazione offensiva di Tennesseee (29% dal campo e 17% da 3pti).
L.J. Cryer e Emanuel Sharp rispettivamente con 17 e 16 punti sono gli unici in doppia cifra per UH mentre per Tennessee arrivano a 17 punti sia Chaz Lanier (nonostante il 2-12 da 3pti) che Jordan Gainey, uscito dalla panchina.
Coach Kelvin Sampson arriva alle Final Four per la terza volta in carriera, una volta con Oklahoma e nel 2021 sempre con Houston, ma quest’anno spera di arrivare almeno alla finale visto che nelle precedenti occasioni ha sempre perso la partita del Sabato, anche se sulla sua strada si frappone Cooper Flagg e la favoritissima Duke.
#1 Auburn – #2 Michigan State: 70-64
Tom Izzo non riesce ad andare alla 9^ Final Four per un parziale di 17-0 che porta i suoi Spartans da 8-6 a 8-23 in poco meno di 6′ ad inizio partita, un vantaggio che i Tigers riescono a mantenere intorno ai 9-10 punti per tutta la partita.
Maiuscola prestazione quella di Johni Broome che registra una doppia-doppia da 25+14 tirando 10-3 dal campo e 2-2 da 3pti ma ha passato un brutto spavendo quando a metà secondo tempo nel tentare una stoppata è caduto pesantemente urtando terra col gomito destro venendo subito accompagnato negli spogliatori per un controllo. Rientrato dopo circa 5 minuti di gioco, Broome torna in campo e poco dopo mette a segno una tripla a riprova del fatto che il suo gomito non ha riportato particolari danni.
Per MSU in doppia cifra abbiamo Jaxon Kohler con 17 punti ai quali aggiunge 11 rimbalzi, Jaden Akins con 15 punti e Jase Richardson con 11, ma gli Spartans escono sconfitti perchè non sono riusciti a limitare difensivamente Auburn alla quale hanno concesso il 42% dal campo.
Alle Final Four troviamo le quattro squadre scelte dal Committee col #1, cosa che in precedenza era accaduta solo nel 2008 quando a giocarsela erano state UNC, Kansas, Memphis e UCLA, e che hanno tutte validi motivi per puntare al titolo:
- Auburn ha in Johni Broome il miglior giocatore NCAA, che solo raramente coincide con la prima scelta assoluta;
- Duke ha la prima scelta assoluta al draft NBA ed il roster più completo oltre ad essere la favorita dei bookmakers;
- Florida ha dimostrato di non dover essere mai considerata battuta e sembra avere dalla sua il Dio del basket;
- Houston vuole dimostrare che anche nel basket “l’attacco vende i biglietti ma la difesa vince i titoli”.
Le semifinali di Sabato vedranno un allenatore esperto affrontarne uno giovane e ambizioso: Bruce Pearl (65 anni) deve affrontare quel Todd Golden (40 anni) che ha avuto come assistente nelle sue prime due stagioni ad Auburn e poi Kelvin Sampson (70 anni) si trova di fronte Jon Scheyer (38 anni) successore designato da Coach K col quale ha vinto il titolo 2010 da giocatore e quello 2015 da assistente.
Solo il campo ci dirà chi si giocherà il titolo Lunedì notte in partite che i tifosi NCAA non possono perdersi.